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I Quaderni   del Centro Archivio "Luigi  Pirandello" sono  delle pubblicazioni  fuori commercio  riguardanti  l'Arte e la Letteratura (Poesia e Saggistica). Essi sono distribuiti a Biblioteche, Associazioni, Enti culturali e a quanti ne fanno richiesta.
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PUBBLICAZIONI :

pab34.gif (1370 byte)    SAGGI SULLE "POESIE" DI FERRUCCIO  BRUGNARO  di     LEONARDO SELVAGGI,  opuscolo di 32 pagine,  copie numerate, comprendente note biografiche di Brugnaro e bibliografia succinta dell'Autore. Due saggi scritti con uno stile veemente e di forte  compartecipazione umana e letteraria per il poeta operaio di  Porto Marghera. Esaurito

pab34.gif (1370 byte)  LA VERIFICA TRASCENDENTALE di   ANDREA   BONANNO, in floppy disk, richiamabile tramite   Netscape o Explorer, comprendente molte pagine di critica che sono state scritte sulla "Verifica trascendentale", note biografiche   riguardanti l'Autore ed una esaustiva bibliografia.  Esaurito

pab34.gif (1370 byte)   LA POESIA DI FERRUCCIO BRUGNARO di ANDREA BONANNO, 1999, Collana " I Contemporanei dell' Arte", n. 1, in floppy disk, richiamabile tramite il programma Microsoft Word, versione 6 o superiore, comprendente un saggio introduttivo di Andrea  Bonanno, una confessione del poeta, molte poesie di cui alcune tradotte in inglese dal poeta americano Hirschman, nota biografica, un ampio resoconto di scritti da parte di molti critici ed una esauriente bibliografia.

pab34.gif (1370 byte)  ANDREA BONANNO - PITTORE E SAGGISTA DELL' UOMO NELLA SUA ESSENZIALITA' PRIMORDIALE di  LEONARDO SELVAGGI. Il Quaderno del "Centro Archivio" si avvale di un ampio saggio introduttivo di Leonardo Selvaggi per un approccio generale all'opera pittorica e saggistica di Andrea Bonanno,seguito da un'esauriente documentazione selezionata . Edito nel gennaio 2002, consta di 76 pagine.

pab34.gif (1261 byte)  POESIE NELLA TEMPESTA DI  LEONARDO SELVAGGI con un saggio introduttivo di  ANDREA  BONANNO, Edizione dell'archivio "L. P." .

Molto curato editorialmente, il volume presenta delle pregevoli e significative poesie di un poeta attuale che sa recepire le alienanti storture che contrassegnano ormai l'intimità della nostra anima e della nostra sofferta condizione di post-moderni.(Il volume può essere richiesto all'Autore tramite il recapito dell'Archivio "Luigi Pirandello, Cas. Post. n. 69 / 33077 - Sacile (PN) - Italy).

pab34.gif (1261 byte)  SAGGI SULLA POESIA DI MARIA GRAZIA LENISA di ANDREA BONANNO, Edizione dell'Archivio "Luigi Pirandello", 2004, 2a Edizione, pp. 192 nel           formato di cm 13x20. Esaurito.

 

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Il volume costituisce una singolare lettura e primo esteso lavoro critico delle varie opere di poesia, edite dal 1955 fino ad oggi, di una poetessa, nonché direttore di una collana di una nota casa editrice, che forse rappresenta una delle voci più suggestive e metafisiche della seconda parte del Novecento. Una poesia lontana ormai dai moduli superati del realismo, che la declinava come uno spazio speculare della realtà, ma anche dalle inerti risoluzioni del sogno, come piano di una trasposizione idealizzata delle problematiche più esacerbate della quotidianità, che l'autore legge dietro l'ottica della sua ipotesi della "Verifica trascendentale" per precisare tutta l'originalità di una voce poetica che si pone al centro di una vasta problematizzazione e ricognizione "verificale" di tutto ciò che intralcia e menoma una libera e totale ri-fondazione della nostra vera spiritualità.

RECENSIONI:

Raccogliere in volume la sterminata bibliografia di un’autrice italiana riconosciuta dal Bárberi Squarotti come la poetessa vivente più importante della nazione e riservare all’intera opera della stessa una esplorazione critica tout court, risulta opera non solo meritevole, complessa, monumentale, scientifica, approfondita, repertorio di studioso doc, ma anche meritoria documentazione storica di una POETICA D’INSIEME, che diviene illuminante, per la concatenazione dei vari tasselli, per un discorso senza soluzione di continuità, che alla fine ricrea un unico flusso critico, intorno alla inebriante valutazione di una autrice prolifica, ma sempre compiuta nel risultato di tanti pregi letterari, ciascuno per ogni tema, per ogni silloge, per ogni analisi di attività critica.

MARIA GRAZIA LENISA è tutto questo ed oltre, produce mille rivoli di pregevole interesse in ogni campo della scrittura, produce POESIA maiuscola e saggi critici tanto acuti, da divenire insostituibili per la promozione e la comprensione informativa e critica delle opere altrui, mantiene rapporti con l’ intellighentia nazionale e scrive ella stessa opere di studio monografico su vari autori di rilievo, riscoprendosi gemella del suo autore, nel caso specifico il coraggioso quanto preparato al compito ANDREA BONANNO, autore accorto, puntiglioso, scientifico di uno splendido libro intitolato appunto "SAGGI SULLA POESIA DI MARIA GRAZIA LENISA".

L’opera risulta una testimonianza storica, un vademecum esaustivo, completo e ricchissimo di raffinate ed eleganti esplorazioni critiche per ciascuna delle opere, tanto da leggersi come ameno "racconto critico", nel quale scoprire o riscoprire le qualità di un’autrice che ha elevato la scrittura alle più alte vette d’espressione.

Bonanno compete con la stessa Lenisa, in una sfida amichevole di grande fascino, dal momento che entrambi mutuano dall’opera dell’altro, quel valore in più che occorre al lettore per penetrare un mondo complesso, seducente, poeticamente eccelso, nel quale ciascun critico elencato in bibliografia che recensiva (come il sottoscritto, più volte citato), si sente coinvolto e risulta come piccolo tassello nel mosaico di un’attenzione che l’opera della Lenisa ha suscitato su chiunque abbia a cuore la vera letteratura del Secondo Novecento.

Andrea Bonanno ha compiuto un lavoro di orchestrazione, nel grande golfo mistico delle nostre voci sparse, ponendo in ribalta il referente, ma acquisendo la sua personale "direzione", con infinito merito.

                                                                                                                                                                                               GIOVANNI AMODIO


IL LUCIDO INVENTARIO DELL’ ESSERE  di    VINCENZO GASPARRO

 

Nell’ illustrare "L’agguato immortale" della Lenisa, Andrea Bonanno conclude il suo saggio con queste parole: - L’incisiva e dolente riflessione sul destino umano, l’affa- bilità di una Parola tesa insistentemente ad indagare le ragioni profonde dell’io e della realtà, il gusto veemente di una singolare grazia espressiva e della veridicità delle immagini fanno ormai di questa delicata poetessa, nel quadro di una poesia "verificale" a carattere metafisico-esistenziale, una delle voci più vigorose, più schiette e più pensose, febbrilmente tese ad analizzarsi e a confrontarsi con le idealità e i nuclei significativi delle tormentate metafisiche di sempre.

Questo fulminante ed azzeccato giudizio critico si trova nel libro Saggi sulla poesia di M. Grazia Lenisa, che rappresenta il repertorio più ampio e completo finora a disposizione degli studiosi sul complesso lavoro della poetessa di Udine che, per curiosità nostra, è vissuta per diversi anni a Brindisi e nelle sue poesie ha immortalato paesi come Ostuni e S. Pietro.

La poesia della Lenisa ha trovato udienza presso la critica più accorta e qualificata e il suo poetare è caratterizzato da una cifra culturale forte che rappresenta una controtendenza rispetto a tanto poetare novecentesco giocato sulla banalità o sul frammento.

A giusta ragione Bonanno pone l’accento sui temi tragici e profondi che attraversano la poesia lenisiana, i temi che da sempre interrogano i grandi artisti e i poeti. Il testo prende in esame tutta la produzione lenisiana e vengono ripercorse le piste di ricerca religiosa, filosofica ed esistenziale dell’ autrice. Tra l’altro la produttività poetica di Maria Grazia è vulcanica perché nel suo cuore pulsa un’umanità fremente ed incontenibile attraversata dal dolore e dal richiamo all’effimero pulsare della vita che trova senso in un’ansia cosmologica e religiosa che non smarrisce mai la fisicità del vivere e del suo rappresentarsi.

Bonanno intravede nel lavoro della Lenisa una ricerca dell’assoluto espresso nella poesia come lucido inventario dell’essere. Maria Grazia è tra le più originali voci poetiche del panorama letterario italiano destinata a lasciare un segno duraturo anche per la funambolica capacità di dominare la lingua ed inventarne la prodigiosa valenza polisemica e descrittiva.

Non a caso il Bonanno, artista dall’ intensa attività pittorica, si è lasciato catturare dai suoi versi che sono tratti acuti di pennello sulla tavolozza della vita.La cifra ermeneutica utilizzata dal Bonanno per avere ragione del mondo poetico della Lenisa è quella della "verifica trascendentale" che ha la pretesa d’interpretare il mondo in una prospettiva che va oltre la fisicità della realtà.

Il testo si conclude con una panoramica completa della bibliografia e delle note biografiche della poetessa e qui potete trovare tre citazioni di Ceglie Plurale che in più occasioni si è interessato della ragazza di Arthur.

                                                     Vincenzo GASPARRO

(Da Ceglie Plurale, Mensile indipendente di informazione, cultura, politica e sport, Anno III - n. 32 - agosto-settembre 2004, Ceglie Messapica (BR) ) .


LA POESIA DI MARIA GRAZIA LENISA NEI SAGGI DI ANDREA BONANNO

L'alto livello conoscitivo, speculativo e scientifico (riferimenti biobibliografici, della critica, poesie e prose inedite) è presente nei saggi di Andrea Bonanno dedicati alla poetessa di Terni. Da tempo si è stabilito un proficuo rapporto di visibilità letteraria tra il Saggista e l'opera vasta della Lenisa.

Si potrebbe, pensando poeticamente, immaginare all'intensità reciproca di due (è ancora il caso di personalità critico-artistiche e viceversa) azzurri specchianti apparsi sul continuo, rigenerativo e misterioso orizzonte dell'arte.

Andrea Bonanno, scrittore di vivo ed ispirato talento ripercorre, all'inizio del suo saggio, il primo ventennio di attività poetica (1955: Il tempo muore con noi, 1975: Terra violata e pura) individuandone la preziosa analisi di illustri critici: Allodoli, Capasso, Palazzi, Bàrberi Squarotti. Fondamentale risulta la storica rivista Realismo lirico di Aldo Capasso, dove la Lenisa appare come poetessa adolescente, ma già cosciente dei propri mezzi espressivi e di quella pregiata visionarietà che si profetizza in quel "ovunque nei millenni vissi". Il legame con "La fecondità della terra" che la "commosse" è certamente un inverare/evocare la Demetra deità (nei peculiari attributi di spiga, papavero e narciso) che sul piano letterario (quello di una comunicazione poetica nutrita di visione e di mito) diventa quella potenziale semiogenesi della futura evoluzione in tono poematico della sua tipicità poetica; non sarà soltanto un' inventio del dato semantico, quanto, in senso più archètipo, quel ghen-morfosintattico (espressione della nostra ricerca in campo critico) che causa l'affermarsi dell'immagine poetica come identità nuova, perché frutto del gheìnomai: dar vita poetica, attraverso il soffio della creatività.

Nella sua poetica juvenilia, la solitudine si attiva nella natura, dove lo stupore e l'attesa diventano una vis vitalis, il tempo assume un valore oltre-temporale.

La ragazza di Arthur (1992), come afferma Bonanno rappresenta "il punto focale della poesia di M. Grazia Lenisa... una fondazione più plausibile dell'io e del reale in senso trascendentale e, quindi oggettivo... E si tratta di un far poesia nuovo ed altamente incisivo ... che la pone nel novero di quanti hanno scelto la Parola per sondare e decifrare le frantumazioni multiple dell'essere in forza di un canto che resta sublimazione dell'anima, toccante ed indicibile".

Anche nella poetica de L'acquario ardente (1993), l'uso della parola poetica è indagata come variazione, verifica, come possibile decifrabilità del reale ossimoricamente metafisico, ovvero e quasi con spirito anacoreta, sostanza di una verbalità "che si pone come espiazione e purificazione indicibili".

L'esperienza del sacro, come esperienza diversa, ma non conflittuale, poiché include la conquista neoumanistica di una carnalità spirituale, appare come il tema portante della Laude dell'identificazione con Maria, dove la Lenisa intende porre un fremito di passione, quindi una vibrazione dei sensi nella vocazione tensiva dello spirito. Maria, con gli attributi di Vergine e Madre assume le medesime connotazioni di spiritualità e di piena umanità, dove appunto la poetessa vi si identifica, superando, tra l'altro, lo stereòtipo di una Madonna icono-clasticamente tradizionale e concettuale.

L'analisi critica dell'opera lenisiana procede attraverso L'agguato immortale (1995), qui è evidente e coerente il dettato critico della trascendenza della verifica bonanniana, infatti: "...è lecito affermare che l'eroticità della sua parola non si pone in senso evocativo-descrittivo, ma come tramite per l'attivazione e fondazione dell'essente nell'ente". Ed ancora: "...il darsi dell'oggetto implica di continuo l'avvilente macerazione di un io che si nega per affermarsi; si sdoppia e si incarna di continuo in mille fisionomie e figure...". In tale procedere creativo si giunge: "...all'inedita dinamicità di una parola sentita come eros conoscitivo, ossia come un flusso straripante inteso a svelare l'essenza e l'obiettiva significazione del reale". Ed ecco la parola poetica dell'Arianna in Parnaso, che si svolge come conseguente variazione delle varie potenzialità dell'eros "che porta a commisurazione conoscitiva insistentemente la sensualità della vita con gli aspetti della religiosità e con quelli del mito".

Nel 2000 viene pubblicata la silloge Incendio e fuga: "Non vi è dubbio che la vasta ricognizione accertativa e verificale promossa dalla poesia lenisiana si sprigiona febbrile dall'angoscia dell'assenza, dalla schisi dell'io, dalla smarrita unitarietà dell'io con se stesso e con il reale". Si conferma "Una Parola che è immersione nel dolore, angoscia fonda, ma anche volo di un sogno vissuto fino in fondo per voler ripristinare a tutti i costi la bellezza di una nuova fisionomia di riscatto per l'uomo".

La stessa Poetessa afferma che "Questo è il Millennio da cui fuggo, attenta / a una storia diversa". Dunque vi sentiamo il suono di una parola come perno di una spirale aggregante nel vortice l'umana Commedia, parola verbale come un perenne e sacro bracere, una parola come rifrangenza semantica, visionaria, profetica e trascendente.Con chiari riferimenti ai sonnets di Shakespeare, alla bellezza ed alle proprie Creature, la Lenisa scrive il Canzonario, ovvero Le Bonheur (2001, meritandosi il premio nazionale Elsa Buiese). Tra i tanti pregi, per una poesia, sempre dalle caratteristiche inedite, "questo volumetto, ricco di note sensuali e soprattutto spirituali...rivela alla fine un'aspirazione palingenetica di un riscatto assoluto... un'umanizzazione della terra, dell'universo...e della coscienza dell'uomo".

La predilezione (2002) è una silloge dal tono testamentario è la sfida-amore ("Soave Cancer") verso l'altrove come metamorfosi ad mortem, e nonostante ciò, nella poetessa vibra una vitale risposta etica, ossimoricamente sua in terminis: "La grazia è questo ridere del male, perdere il senso / di ogni tragedia". Conseguentemente, Bonanno, nella sua lucida capacità critico-ricognitiva, afferma che "la poesia lenisiana resta problematica e sofferta al massimo grado nella sua continua aspirazione ad un dialogo pressante ed a una verifica degli aspetti cruciali della vita e della morte".

Indubbiamente, con La ragazza di Arthur soprattutto è iniziata una cifra poetica multivalente: un pregiativo discorso biografico-creativo che trova una sua vitale continuità nella costante tensione della parola trascendente, che ritrova nella variegata e polivalente investigazione di Andrea Bonanno la forma espressivo-conoscitiva della verifica.

E' bene ricordare che, appena dopo l'edizione del lavoro critico di Bonanno, sulla poetica lenisiana, sono state pubblicate della stessa Lenisa le seguenti ed ulteriori sillogi: L'ombelico d'oro (aprile, 2003) ed Eros sadico (luglio, 2003).

                                                                                                                                                                                                     LUIGI GALLI


Serie di approfonditi e documentati saggi su una poetessa a nostro avviso tra le più notevoli dell’attuale panorama letterario: partita da posizioni ‘pascoliane’ si evolve progressivamente (cfr. 19-20, 1952) e attraversato il realismo lirico di A. Capasso giunge all’oggi con un testo fondamentale come Eros sadico (v. nota in questo numero di PdV); alle pp. 115-135 inediti dell’autrice tra cui il già citato testo ora edito nell’eponima raccolta, più un saggio su F. Brugnaro. L’ampio repertorio di recensioni sull’opera della Lenisa (p. 142 e ss.) certifica – se mai ce ne fosse bisogno – del valore ormai storico della sua produzione .

                                                                                                                                                                                                   LUCIANO NANNI

                               (Da "Punto di Vista", anno X, N. 38, ottobre-dicembre 2003) .


Questa raccolta di saggi di A. Bonanno testimonia l’interesse critico dell’autore per il lavoro poetico della Lenisa: un lavoro che si è ininterrottamente snodato nei cinquanta anni che stanno dietro le nostre spalle (da Il tempo muore con noi del 1955 a Predilezione del 2002.

Comprende anche una sezione d’inediti (tra cui Eros sadico, poi confluita nell’ultima silloge eponima, rimasta esclusa per motivi meramente temporali dall’analisi di Bonanno) e una bibliografia delle opere e della critica; utilissima quest’ultima perché vi si dà conto di tutti gli interventi apparsi su giornali, riviste e volumi. Meno giustificabili sono alcune paginette su Ferruccio Brugnaro e Le stelle chiare qui collocate non si sa bene a che titolo.

Generalmente parlando, una raccolta di saggi incentrati sul medesimo autore presenta vantaggi e svantaggi rispetto ad una unitaria sintesi monografica.

Il vantaggio principale è la rapidità di consultazione, dato che il lettore, agevolato dalla struttura del libro che dispone i saggi cronologicamente, trova immediatamente quello che cerca; lo svantaggio – sempre principale – è la riproposizione di saggio in saggio della propria prospettiva critica.

Al di là della sintonia apertamente ammessa dal critico con il lavoro lenisiano e al di là dell’attenta ricognizione delle tematiche e delle forme espressive, c’è da chiedersi se esiste un contributo più o meno marcatamente originale di Bonanno alle fortune critiche della Lenisa. La risposta è positiva.

Questo contributo va individuato nella cosiddetta "verifica trascendentale": la poesia lenisiana sarebbe in larga parte il frutto di "una ricognizione che scava oltre la superficie delle cose alla ricerca di una fondazione più plausibile dell’io e del reale in senso trascendentale (sovrapersonale)".

E sinceramente tale impostazione, dispiegandosi nei vari saggi e calata nel corpo vivo delle varie opere, ha modo di rivelare tutto il suo potenziale euristico, approdando a risultati pienamente convincenti, sicché l’intera produzione lenisiana ne risulta adeguatamente illuminata.

Non voglio tuttavia concludere questa recensione senza riportare qualche verso della poetessa di Udine, da cui il lettore che s’imbattesse con lei per la prima volta possa avvertire almeno in minima parte il suo accento inconfondibile. "…Poesia è / parola che si innamora, artificio supremo, la cultura / protesi meravigliosa, grande strumento come la natura".

                                                                                                                                                                                               Giorgio POLI

( Da "PUNTO DI VISTA", Rassegna Italiana di Lettere ed Arti, Anno XI, Aprile-Giugno, 2004) .


SUI  SAGGI  DI  LEONARDO SELVAGGI   SULLA POESIA DI FERRUCCIO BRUGNARO  HANNO GIA' SCRITTO:

LEONARDO SELVAGGI  SULLE  "POESIE"  di   FERRUCCIO BRUGNARO

Le pagine sulle "Poesie" di Ferruccio Brugnaro, scritte da Leonardo Selvaggi e  stampate in opuscolo a cura dell'Archivio "Luigi Pirandello" di Sacile, fondato da Andrea Bonanno,espongono la lettura puntuale e appassionata di un'esperienza  poetica radicale,originalissima,vissuta tutta al di fuori di qualsiasi convenzione letteraria.La poesia di Brugnaro è piuttosto espressione diretta e immediata, e  perciò molto semplice e comunicativa,    dell'esistenza in rivolta e vitalità indomabile   di   un uomo, l'autore delle poesie, operaio di Porto Marghera, ma anche dell'intera umanità operaia con cui egli condivise da protagonista, di una indimenticabile stagione di lotte negli anni stessi in cui sono prodotti ii suoi componimenti, 1959-1982. Leonardo Selvaggi si propone di restituire al lettore il senso della dimensione umana della lotta operaia, profondamente radicata nei valori etici del  lavoro liberato dallo sfruttamento capitalistico, così come erompe dai versi   carichi di sdegno e di ribellione ed annota: <<Una vera indignatio facit versus  a dirla con Marziale (...).Le poesie del periodo arroventato delle lotte sindacali  evidenziano giornate avvelenate, contorte e spodestate le identità dell'uomo>>;   altrove, nelle ultime battute del suo secondo intervento, il critico afferma che  <<la lotta è stata amore, slancio di fiamma interiore, spirito in rivolta, entusiasmo   e coraggio (...). La lotta per il miglioramento del lavoro in fabbrica, contro lo sfruttamento ha portato Ferruccio Brugnaro a uno stato di liberazione>>. Non  v'è dubbio che questo sia il punto di maggiore intensità da cui scaturisce,come una forza elementare, l'espansione d'una potenza di sentimento che dal fuoco  della lotta si comunica alla parola poetica divenendo così voce vivente di "un animo ferito, pronto agli assalti con impaziente furore". Poesia, dunque, mai rassegnata e soprattutto indisponibile a ridursi mero documento o memoria di tempi trascorsi, pacificati e ormai conclusi.<<Si sono tolti, nel ventennio di lotte  che ha visto Ferruccio Brugnaro in prima linea, gli angoli più spinosi dei problemi, ma il grosso da appianare è rimasto>>. Selvaggi osserva che molto è cambiato nel mondo della fabbrica, anche se forse bisognerebbe riflettere di più e chiedersi se in realtà non sia cambiata affatto, nella sostanza, la logica del dominio anzi, se le tecnologie di sfruttamento dell'uomo e della natura non siano "progredite" ad un livello tale da potersi permettere, oggi molto più di allora, di estendere ben oltre la fabbrica e globalizzare l'inferno dei rapporti di potere perfettamente mistificandoli, oggi con metodi molto più sofisticati di allora, in forma di democrazia, di efficienza e di libertà fino a non lasciare quasi più nulla di equivalente a ciò che allora potè esprimersi come dissenso, lotta e contestazione. Forse è rimasto ancora tutto da affrontare con la stessa determinazione testimoniata dall'operaio-poeta negli anni delle grandi mobilitazioni di massa del movimento operaio, certamente concordiamo con Selvaggi quando scrive che comunque nelle poesie di Ferruccio Brugnaro "rimangono i pensieri delle idealità perfetti e limpidi che troveranno risonanza forse in un lontano futuro".

                                                                                                                                                                                           BENIAMINO VIZZINI

( Condirettore con Marianna Montaruli  del Circolo D'Arte "Félix Fénéon" di Ruvo   di Puglia (BA) ) - Italia


LEONARDO   SELVAGGI    SULLE     "POESIE"    DI    FERRUCCIO BRUGNARO

Questo recente quaderno dell'Archivio "Luigi Pirandello" di Sacile,diretto da Andrea Bonanno, ha un duplice pregio: ripropone il nome di Ferruccio Brugnaro, forse il maggior rappresentante di quella che si può chiamare "poesia operaia",nata all'interno della fabbrica; e per questa riproposta si vale della firma di Leonardo Selvaggi, con l'acume, la vivacità, la passione che gli sono propri.Passione,sì:questo mi è sembrato, sempre, il segno primo della prosa di   Selvaggi, quale ne sia l'oggetto.E specifico:  passione etica e civile, passione per   l'uomo e la sua così spesso maltrattata dignità. Soprattutto nel primo dei due saggi di cui si compone il quaderno,le poesie  di Brugnaro (più esattamente il libro Poesie del 1984; gli farà seguito nel 1993   Le stelle chiare di queste notti) sono lo spunto per   una  serie di riflessioni sul    carattere oppressivo del lavoro di fabbrica così come organizzato in tempi non  lontani e non dimenticati (il riferimento è alla Montedison di  Porto Marghera di dopo il 1950 e  ai suoi ambienti pericolosi, malsani, desolanti ), sul progressivo abbrutimento cui era sottoposto l'operaio totalmente assoggettato ai ritmi della   produzione, alle necessità della macchina (oggi <<le esigenze padronali>>, almeno  in parte, <<si sono allentate>>); e più in generale sugli eterni mali della  società, argomento caro a Selvaggi anche in tanti altri suoi scritti: la demagogia   imperante, l'appiattimento e la crescente povertà delle idee, i rapporti umani   improntati all'ipocrisia, l' incomunicabilità e la solitudine,  l'inclinazione dell'uomo  all'avidità e al vizio,  e  dappertutto astio, aridità, vuoto, egoismo. Insomma: <<una società indiavolata che pare abbia smarrito la ragione>>. Contemporaneamente Selvaggi suggerisce anche i rimedi, in un'ideale nuova strutturazione del lavoro inserita in una diversa significazione di tutta la  vita: che l'uomo sia considerato protagonista dominante sui processi produttivi,  che il lavoro consenta l'esercizio generoso delle capacità di ognuno, a beneficio  dell'elevazione del singolo e del progresso sociale, che <<non vi siano solo  leggi del lucro>>, che in genere prevalgano solidarietà, rispetto, disinteresse, <<amore nel senso più ampio>>. Ma, riconosce sconsolato l'autore,<<la speranza che il mondo cambi pare vada in frantumi>>. In tale triste realtà, le poesie di Brugnaro <<seguono gli umori, gli  smarrimenti di un animo angosciato>>, ma sono anche nutrite di <<vitalità   indomita>>. Le sue lotte hanno portato aria nuova in fabbrica, <<fomentato  l'ardore del Movimento operaio>>, a Porto Marghera e altrove: un <<furore>>,  un <<senso eroico di umano>> dalle <<fiammate alte, inestinguibili>>. Più direttamente sulla poesia di Brugnaro è tutto incentrato il secondo  saggio;e se, inevitabile, continua la polemica sociale che il critico conduce in   perfetta sintonia col poeta, che di questa polemica fa la propria stessa  sostanza, più approfondito e più serrato diviene l'esame dei suoi versi, con  abbondanti citazioni. Sono versi che scoprono sofferenze e ferite, <<vita che gronda sangue>> oltre che sudore, che si fanno <<schegge di fuoco o pietre taglienti di   roccia>>, rivelatori di <<rabbia violenta mista a sentimento, idealità, amore vero   per le persone>>, oscillanti << tra senso di distruzione e vita >>. E accanto alle  ansie  gli entusiasmi, << l'esplosione dell'animo ardente>> nella contrapposizione  al padronato, l'esaltazione che viene dall' <<estrema tensione>>.La stessa asprezza della lotta lo ha portato <<a uno stato di  liberazione. Dentro si è sentito risorgere, ingrandito, trasformato >>.Sono versi  che   ignorano <<l'artificio, il formalismo, le vuotaggini, l'ermetismo >>,   parole  <<nude, scavate con scalpello, fortemente rappresentative >>,  pagine  <<dalla più ampia chiarezza espressiva >>, conseguenza dell' <<immediatezza   dei sentimenti >>. Voglio terminare con tre citazioni, finalmente, di Brugnaro, le prime due a contrasto tra realtà e desiderio: << Lo zolfo / sta entrando nel nostro cuore. / Caleranno più tardi / anche gli acidi a nugoli immensi / come termiti>>; << Oggi ho una mostruosa fame / di sole, di verde [...]  Nessuno, sono certo, / conosce il mio amore per l'aria / che spalanca il mattino >>; la terza, affermazione di speranza e di perseveranza: << Nel nostro cuore cresce cammina / il tempo vero, il mondo [...] Il futuro e la vita / sono completamente /  nei nostri giorni, nelle nostre mani >>.

                                                                                                                                                                   Ferdinando Banchini , poeta e critico.

LEONARDO SELVAGGI: Saggi sulle "Poesie" di Ferruccio Brugnaro,Archivio Luigi Pirandello, Sacile,2001, pp. 32.


La verifica  nell'arte  figurativa contemporanea ed altri saggi , 2001, pp. 142, f.to 13X20, copertina a colori, L. 25000  €  12,91.

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Il libro è un "excursus" basato sulla ricerca delle varie modalità e significati assunti dalla presenza della verifica nell'ambito dell'arte figurativa moderna e contemporanea.Nel saggio principale sono analizzate ampiamente le teorie dell'Argan e del Menna come unilaterali, limitative e fuorvianti del concetto di "verifica".Mentre, negli altri saggi, l'autore esamina altre teorie estetiche, autori e manifestazioni artistiche varie con l'occhio attento alla formulazione della sua ipotesi esegetica della "verifica trascendentale".

DALL' INDICE: - L'arte moderna e il problema della verifica - La critica "totalitaria ,l'identità dell'arte e dell'io - L'arte come specchio di Narciso - I pittori dall'immaginario perturbato ed un critico della pittura che corre... - La scultura a Spoleto:"Arie" concettuali stanche e punti di vista manierati - L'arte sulla "soglia" - La Trash Arte e tante grazie -" Minimalia" di Achille Bonito Oliva:una linea dell'arte come progettualità "mentalistica" ed astratta - "Tiresia delle sette stanze di Demetrio Paparoni: una ricognizione sui valori della vita e dell'arte - I rituali espressivi del corpo - Sergio Floriani e la metonimica ricerca dell'identità - I "clic" dell'occhio impassibile ( Mostra a Rivoli: "Sguardo di Medusa") - La 48° Biennale di Venezia - L'arte "andante" non va restaurata,parola di Bonito Oliva - L'arte di Lucian Freud - bibliografia generale.

Sul  volume  hanno già scritto

ANDREA BONANNO SMITIZZA E METTE A NUDO I LUOGHI COMUNI E L’AUTOREVOLEZZA DI NUMEROSI CRITICI

NON E’ VERO CHE SIAMO TUTTI ARTISTI   L’ IMBECILLIMENTO ESTETICO VIOLA ANCHE I CONFINI DELLA DECENZA

                                                                                           DI   GIOVANNI  DE    NOIA

 

E’ uscito in questi giorni per la Phasar edizioni di Firenze il volume: "La verifica nell’arte figurativa contemporanea ed altri saggi" di Andrea Bonanno. Un’ autentica bomba nel mondo dell’arte visiva che farà discutere non poco nei prossimi anni.

Il saggio analizza e demitizza con prove convincenti tutti i credi dei critici militanti e storici dell’arte degli ultimi cinquant’anni (si salvano solo in pochi), contrapponendo alle loro tesi menzognere ed incongruenti (una spallata propiziatoria finalmente) un nuovo metodo ermeneutico per capire creatività ed essenza dell’arte.

Un’analisi (una verifica trascendentale) cristallina e convincente che tutti, esperti e non d’arte visiva dovrebbero… verificare. A salvarsi sono solo pochi artisti e critici che però con le loro storiche testimonianze danno pienamente ragione a questo pensiero-forte rispetto alla debolezza del pensiero-debole che oppone allo Spirituale – il tecnologico – linguistico – strutturalistico – filosofico – antropologico e chi ne ha più ne metta.

Le linee emergenti di questo bailamme contemporaneo è vero si reggono sull’intelligenza e scientificità, che sono però delle convenzioni sovrastrutturali che non reggono ad una verifica approfondita su ciò che fenomenologicamente avviene nell’esecuzione di un manufatto artistico. Bonanno dichiara a chiare lettere che l’opera d’arte in una verifica trascendentale rivela che racchiusa in opera estetica ci sono sia la soggettività che l’oggettività; in cui non l’io egoistico ma è l’io sovrapersonale (conscio culturale) che lavora in quell’ hic et nunc in un candore di purezza e verità,in modo a-razionale,per il benessere spirituale di tutti: l’equazione finale della comunicazione è che l’io si identifica con l’ Altro e diventa Noi e a sostegno identifica quei valori trascendentali nella pittura di Lucian Freud un postulato metafisico che nasce non per incanto ma da attente riflessioni che il nostro da anni pone al pianeta cultura.

Rileggendo dapprima il passato sulle forme simboliche negli scritti di Giulio Carlo Argan ed Erwin Panosky nelle fasi e funzioni strutturanti proposte anche da Filiberto Menna che affidava invece il significato simbolico alla tautologia più che ai segni e rispecchiamenti analogici con la realtà, un’ arte presentativa e non espressiva un’arte senza sentimenti, questa tesi era anche del Migliorini, secondo la quale l’arte comunica se stessa, comunica semplicemente il comunicare. I conti invece, sostiene Bonanno, bisogna farli con l’io e il contingente. Questa polarità dell’arte registra i segni laceranti dell’uomo rispetto a una società crudele nella sua attività, ed attraverso la visione emerge quel quid che ne è l’essenza: che cosa comunica,per esempio, L’autoritratto con l’orecchio tagliato di Vincent Van Gogh se non l’io scisso dalla realtà? Quindi la solitudine e l’annichilimento che appartengono a tutti gli uomini… (concetto universale).

L’autore non risparmia critiche né a Calvesi né ad Argan, critici totalitari la cui forza proveniva dai partiti politici d’appartenenza e che hanno con il loro credo nichilista contribuito a foraggiare la pseudo arte. A sostegno di questa tesi cita Giorgio Di Genova e Ferdinando Bologna ( entrambi fuori dal giro ) e definendo comiche le teorie di Meneghelli e Grazioli. Una attenzione particolare la dedica ad Achille Bonito Oliva teorico della transavanguardia per la mostra di sculture a Spoleto Alle fonti del Clitumno e lo fa riportando ciò che in proposito dice Vittorio Sgarbi: " Queste opere sono delle manifestazioni di pigrizia mentale, o di assenza della mente e, cioè artisti che beneficiano del fatto che qualcuno, forse non più acuto di loro, attribuisce rilievo a ciò che fanno… e fintanto che qualcuno li sostiene c’è un pubblico che è costretto a vederle…" e segnalando anche il tempo attuale come tempo di imbecillimento estetico

Per la sfrontatezza di decidere quale sarà l’arte del futuro da parte della Vescovo. Elenca poi tutta una serie di forzature di Renato Barilli e di Harold Szeeman e ne demolisce tutte le impalcature che vogliono definire l’arte linguaggio e metalinguaggio stricto sensu e non si ferma qui! Bacchetta anche Lea Vergine sulla mostra Trash-Art al Museo di Trento e Rovereto di quella campionatura di oggetti-rifiuto, che non è altro che un riciclaggio della Funk-Art della Junk-Art e dei Nouveaux – Realistes degli anni Sessanta.

Questa nuova moda denominata Wave , che si traduce in "cultura spazzatura", presenta scimmiottando tutto ciò che era stato già detto dalla Pop-Art. C’è ancora dell’altro su Achille Bonito Oliva che aveva teorizzato il ritorno della pittura ,che alla lunga, oltre alla contraddizioni di fondo (attingere a tutti i linguaggi precedenti) "puntava" solo al mercato.

Fu un’operazione di marketing voluta da Mannoli, Amelio e De Simone (noti mercanti d’arte).Il critico salernitano anche in altre occasioni non ha dato segnali evolutivi per l’arte, anzi molte contraddizioni. Un esempio: le sue critiche alla Computer arte e Video arte. Gli "interessi" allora erano solo per la transavanguardia, oggi gli obiettivi sono puntati tutti sull’arte virtuale. E non poteva mancare nell’analisi la quarantottesima Biennale di Venezia dal titolo d’ "APERtutto" curata – per modo di dire – dallo svizzero Harold Szeeman, secondo il quale, siccome non si può definire cosa sia arte, tutto è arte!

Evviva,finalmente in questa globalizzazione siamo diventati tutti artisti!

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LA "VERIFICA TRASCENDENTALE",

UN IMPEGNO RADICALE IN DIFESA DELL'ARTE

 

Andrea Bonanno è autore scomodo, nel campo della teoria dell’arte, perché radicale. Da tempo, nel sistema della critica, tutto pare ammissibile fuorché mantenere ancora il carattere dialettico-negativo dell’esercizio critico stesso ovvero, quel suo consistere nell’impegno determinato a negare la negazione dell’arte, operata dal primato di un potere globalizzante e globalitario, pronto subito a convertirsi in nichilismo culturale, anima del consumo e dello scatenamento produttivistico in cui ha finito per implodere annichilendosi, appunto l’anima dell’Occidente e con essa forse dell’umanità tutta intera.

Impegno radicale, quello di Andrea Bonanno, perché lavora ad opporsi alla radicalità di questo nichilismo che celebra i suoi fasti nel dominio attuale d’una cultura ridotta a simulacro di se stessa.La verifica nell’arte figurativa contemporanea ed altri saggi (Phasar Edizioni, Firenze 2001) esito più recente della sua attività letteraria, dimostra la legittimità del nostro asserto: Andrea Bonanno è un raro esempio di artista e scrittore impegnato a contrastare la corrente impetuosa di un tempo senza orizzonti con la semplice opposizione di un suo tempo interiore, raro esempio di individualità critica e creativa.

Egli torna, in questo suo ultimo libro, sui temi dell’arte figurativa contemporanea adoperando, con cura estrema, i sensibilissimi strumenti, da sé fabbricati e messi a punto della nuova ipotesi esegetica della "verifica trascendentale", grazie alla quale l’arte ridiviene emergenza espressiva d’una soggettività piena, ricca di contenuto oggettivo, atto verificale dell’anima nei confronti del reale.

Il suo metodo si propone come rinnovata via verso la riacquisizione di un senso progettuale-umanistico dell’arte.

In essa ciò che avviene è quanto di più essenziale possa fare lo spirito: operare il proprio autodisvelamento attraverso la verifica d’una presa di coscienza nel modo di commisurarsi sovrasensibilmente al mondo e di commisurare sovrasensibilmente il mondo a sé. Espressione di spiritualità cosciente dell’alterità a cui rimanda la sua costituzione medesima, l’arte conduce l’io alla più impietosa, lucida, obbiettiva conoscenza di sé, fin dentro alle radici del suo desiderio più profondo disconosciuto e rimosso: ricongiungersi all’unità infinita del tutto. Ciò esattamente al contrario dell’"arte come specchio di Narciso", condizione alla quale non pochi critici pretendono di schiacciare l’artista contemporaneo, da Bonanno denunciato sulla scorta di posizioni quali per esempio, quella di Franco Solmi e di Gerardo Pedicini, che riducono l’arte "al balbettio di un io irreversibilmente separato e distante dall’altro (…) monade di disperazione, angoscia, fruizione assimilativa autoconsumatrice delle proprie scissioni e dei propri farfugliamenti ideologici".

Così non si esce dal circolo vizioso dello psicologismo soggettivistico e invece, propriamente, l’arte è uno specchio magico che assorbe e disperde i malefici riflessi del sortilegio solipsistico da cui siamo rimasti abbacinati.

Scrive Andrea Bonanno, "diversa cosa è allora il porre l’io soggettivo nella condizione che possa permettere la commisurazione di una o più delle sue caratterizzazioni volubili ed unilaterali con il "conscio culturale collettivo" per la determinazione verificale della stessa/stesse in senso oggettivo secondo le formulazioni della nostra ipotesi teorica".

Cosa ancora più diversa, da denunciare con maggiore forza e radicalità, Bonanno ci mostra essere stata una certa estetica della contaminazione "anarchica" all’insegna della globalizzazione, nel suo saggio dedicato alla "48ª Biennale di Venezia (un baraccone colorato per art makers ed esteti della videoarte)" ispirata dal suo nuovo direttore Harald Szeemann.

"Il critico (…) sembra perseguire la scissione completa dell’uomo, mettendolo al crocevia di un imperversare di molteplici bombardamenti di stimoli sensoriali teatralizzati al massimo grado, combinando codici linguistici diversi".

Qui, con evidenza spettacolare, l’arte ha ceduto il primato culturale della sua potenza emozionale, immaginativa, mito-poietica ai processi compulsivi di riproduzione "anarchica" dell’immaginario collettivo scatenati ad opera d’una tecnologia efficace nel perseguire la continua disarticolazione linguistico-espressiva di identità fluidificate in un caos di derive percettivo-sensoriali, multiple e plurime, con effetto di seduzione, diversione/divertissement, straniamento facilmente scambiabile, da parte del fruitore, per un senso di decondizionamento libero da qualsiasi principio di realtà. In realtà "qui, l’immane disarticolazione linguistico-espressiva è tesa al fine di ingenerare stordimento e schisi: asfissia delle capacità percettive e perdita del senso della possibilità conoscitiva".

L’anarchia del potere, operazionalizzatasi in tecnologia, rende libero l’uomo distruggendone scientificamente la soggettività umana: il potere dell’anarchia nell’arte come nella vita sarebbe cosa ben diversa, tutt’altra cosa.

"A bella posta, è fatta fuori la pittura, ossia il problema della forma e del contenuto" nota Andrea Bonanno e infine osserva: "questi simulacri di artisti declinano il nostro tempo tecnologico e cibernetico in modo ludico alla ricerca di una immagine stupefacente ed insolita. Finiscono, invece, con il navigare nel kitsch più stereotipato (…) quale incarnazione negativa di tutti gli estetismi contemporanei, assunto come una maschera per assecondare i giochi alteranti del potere tecnologico, per nascondere il grande vuoto dei valori e, soprattutto quello dell’anima dell’uomo".

La "verifica trascendentale" di Andrea Bonanno si presenta, allora, come la sua teorizzazione di una strategia critica di contropotere e, dunque, di contro-cultura che scatta ogni volta che ci si confronta con il potere e la cultura dominante. Accade allora di strappare la maschera a questo grande vuoto e ciò succede sempre, puntualmente, a tutti i veri spiriti liberi, artisti, scrittori, poeti, critici che hanno il coraggio di misurarsi in tale verifica, senza infingimenti e fino in fondo.

Si leggano fra gli altri i saggi su "Tiresia delle sette stanze" di Demetrio Paparoni e sulla pittura di Lucian Freud. Sentiremo vibrare la scrittura di Andrea Bonanno all’unisono con la tensione fortissima e nobilissima che sale dall’intensità drammatica della ricerca esperita, al vivo, dai soggetti scelti per esemplare quel che, troppo modestamente, l’autore definisce una metodologia ma che è molto di più: la forma che assume un impegno radiale in difesa della poesia e dell’arte.

In un saggio polemico rivolto contro una polemica "ironica ed in fondo nichilistica" smaccatamente, stroncatoria nei riguardi dell’arte contemporanea, proposta da quel geniale mistificatore cinico che è Bonito Oliva, Bonanno conclude, quasi ricordando a se stesso, oltre che al lettore, il senso ultimo di una lotta culturale che accomuna tutti coloro che stanno dalla parte dell’umanità umiliata e della vita offesa: "è bene, comunque, che continui e sia operante la volontà di esorcizzare siffatti critici estetizzanti e similari artisti extra-artistici, che conducono avventure di fumo e di oblio sui veri problemi che travagliano una società al colmo del suo sfascio ideologico e morale, e si inizi a considerare finalmente l’arte uno strumento intuitivo-verificale dell’uomo nei riguardi della vita e, soprattutto, dei segni alteranti che sempre più continuano a disumanizzare la sua coscienza e la sua libertà".

                                                                                                                                      Beniamino Vizzini, poeta e critico.  


 

E GLI ALTRI LIBRI:

                                

 

TESTIMONIANZE:     

 "... grazie per il suo libro. Molto approvato. Puntuale, colta, intelligente la Sua recensione di Tiresia ."
                                                                                                                                                     Demetrio  Paparoni - Critico  d'arte  e saggista

" Quello che posso osservare, dopo la rapida visione del volumetto, è che ha abbastanza ben riassunto il mio pensiero sulla Narciso arte ".

                                                                                                                                                     Prof. Giorgio Di Genova - Storico dell'arte e saggista

"Mi complimento per la sua capacità di organizzare criticamente la pagina"                                      Giuseppe Bonaviri - Scrittore

"La ringrazio del suo libro. Il suo saggio critico mi ha affascinato sia per il contenuto sia per la scrittura. Lei è veramente un grande critico"

                                                                                                                                                     Giorgio Saviane - Scrittore

"... del testo già ho colto il carattere penetrante e problematico nonchè lo sforzo teoretico per conferire fisionomia alla condizione postmoderna".

                                                                                                                                                     Italo Tomassoni - Critico d'arte

" Ho molto apprezzato il tuo sforzo per riportare l' Arte con la maiuscola dentro corretti  binari esegetici ed interpretativi con risultati accattivanti e lumeggianti nella tenebra quotidiana alla quale siamo costretti..."

                                                                                                                                                    Prof. Antonio De Marchi - Gherini - Critico letterario,  poeta e artista .

"Posso solo dirLe d'aver molto afferrato la passione e il  rigore che traspaiono con  evidenza dalle Sue argomentazioni".

                                                                                                                                                                                                    Prof. Vittoriano Esposito - Critico  letterario e saggista.


Stralci da saggi  pubblicati ed inediti :

"Bonanno esprime in questo ampio lavoro quella che è ormai la sua linea  esegetica, pertinente alla "verifica trascendentale"  e se   ne avvale   per la lettura delle  opere d'arte, questa volta, con un anelito riflessivo-verificale che tende a fondare l'unità psicologica e trascendentale (nel significato di sovrapersonale), propria dell'anima".
(...)  " Bonanno da  filosofo autentico e da critico privilegiato  tenta  una   valutazione complessa con un linguaggio di forte impatto narrativo e scopre nell'arte una  sorta di energia positiva che riscatta il processo tecnologico"(...)
"E' un libro di agevole lettura, di innegabili e verificate verità  che vertono sull'essenza dell'arte e sulla sua forza di promozione e investigazione della fisionomia spirituale dell'uomo in opposizione a i segni letali e deformanti promozionati da un certo apparato massmediatico e  tecnologico   imperante,   teso ad alienare l'uomo".
                                                                                                                                                Maria Grazia  Lenisa - Poetessa, critico letterario e   saggista

" ... questa Verifica  nell'arte figurativa contemporanea ed altri saggi   ci  sembra assai più esplicita circa la filosofia bonanniana in tale campo" (...) "L'arte  è stata svuotata non soltanto dei suoi contenuti, ma anche delle  sue prerogative educative e " la metodologia della "verifica"  "  bonanniana mira  a correggere  i   guasti... ""Noi condividiamo totalmente la  posizione di   Bonanno, i suoi tentativi    di riportare l'arte moderna  su un piano  di concretezza e di interiorità vere; un'arte che non sia,insomma, la sagra degli assurdi, del vuoto, del velleitarismo, della provocazione a tutti i costi, della crassa ignoranza, della totale mistificazione".                         Domenico Defelice - Poeta e saggista .

"Da tempo, nel sistema della critica, tutto pare ammissibile fuorché mantenere ancora il carattere dialettico-negativo dell'esercizio critico stesso ovvero, quel suo consistere nell'impegno determinato a negare la negazione dell'arte, operata dal primato di un potere globalizzante e globalitario, pronto subito a convertirsi in nichilismo culturale, anima del consumo e dello scatenamento produttivistico in cui ha finito per implodere annichilendosi, appunto l'anima dell' Occidente e con essa forse dell'umanità tutta intera. Impegno radicale, quello di Andrea Bonanno, perché lavora ad opporsi alla radicalità di questo nichilismo che celebra i suoi fasti nel dominio attuale d'una cultura ridotta a  simulacro di  se stessa" (...)

"Egli torna in questo suo ultimo libro, sui temi dell'arte figurativa contemporanea adoperando, con cura estrema, i sensibilissimi strumenti, da sé fabbricati e messia punto della nuova ipotesi esegetica della "verifica trascendentale", grazie alla quale l'arte ridiviene emergenza espressiva d'una soggettività piena, ricca di contenuto oggettivo,atto verificale dell'anima nei confronti del reale".

                                                                                                                                                                                                                         Beniamino Vizzini - Critico d'arte e di letteratura

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