LEONARDO SELVAGGI
LEONARDO SELVAGGI, poeta e saggista, nato a Grassano (MT) , risiede a Torino in cui ha svolto il ruolo di dirigente superiore del Ministero per i Beni Culturali.E' autore di "Le ombre", "Diario poetico", "Frammenti", "Desiderio di vivere", "Venti anni di Poesia","La transizione","Lo sradicato e altri scritti","Pagine di un anno", "Le radici dell'essere","La croce caduta","L'ultimo dei romantici","Le feste degli altri","Franti pensieri d'autunno", "Il mattino dell'ufficio", "Immigrato a Torino", "Poesie in due tempi", "Eterne illusioni", "Stimolazioni e colloqui", "Realtà e Poesia", "I giorni del baratro","Lontano è il tempo della notte", "Sugli assetati di ordine e giustizia", "Noi e il terzo millennio". Per l' Archivio "Luigi Pirandello" ha pubblicato "Saggi sulle <Poesie> di Ferruccio Brugnaro" e assidua è la sua collaborazione al bollettino "Mail Art Service" con scritti vari e poesie. Ha inoltre pubblicato "Andrea Bonanno pittore e saggista nella sua essenzialità primordiale (2002).Altre pubblicazioni: "L'amore sopra il precipizio", "Vita e pensieri", "Poesie nella tempesta", "Nicola Festa il classicista sommo della Basilicata", "L'anima e gli echi lontani","Ruggero Bonghi", "L'altra valle" e "La poesia di Carmine Manzi nella sua ultima evoluzione" (2003).
Ha ricevuto molti premi per la sua attività letteraria ed il Centro di Studi e Ricerche "Mario Pannunzio" gli ha conferito il Premio Speciale del Presidente della Repubblica per la Letteratura 1988, il 2 giugno 1989 ha ricevuto l'onorificenza di Ufficiale dell' Ordine "Al merito della Repubblica Italiana".
TUTTO GERMOGLIA SOPRA
I
Morta mia madre non ho scritto più poesie,
si erano essiccate le sorgenti,
raggelato l'ambiente caldo, tutto deserto
rimasto, gli allacciamenti rotti.
La mia vita sepolta in un letargo,
non mi accompagnava lo sguardo di mia madre
né dava protezione la sua vicinanza.
Fuori all'aria io non mi riconoscevo.
Lo scheletro suo non ricordava
più il viso e la mia andatura,
caduto scomposto come resti archeologici
disseminati sotto la fascia del suolo.
Mia madre esce dal disfacimento rivestita,
apre uno spazio che riempio:
terreno dissodato, tutto germoglia sopra.
Non più l'artificio della memoria che non si muove,
ho l'argilla che lievita fra le mie mani,
si fanno le forme che si vogliono.
C'è una base su cui posso costruire,
non c'è da fare nessuna strada
nulla trattiene il cammino dei pensieri.
Mi pare ora rinata, la ritrovo ancora:
ritorno di primavera, l'inferno nel tenebrore
una pausa finita. Io sono nato appena, mia madre
ha una presenza nuova. Tutto mi prende,
comincio ora quello che è nella mia mente.
II
Le mie poesie sotto il guanciale ho messo
come per sorreggere mia madre, diventate
un mattone marrone solidificato,
tra le pagine distesa
la poltiglia della carne macerata.
Pare la mia vita nei versi
fatta di strati, tagliata in fette.
Dentro stavamo tutti e due sepolti insieme.
I versi bruciati con i panni che si spezzettano
nel blocco aggrumito di sangue.
La croce appoggiata al muro,
la stanchezza buttata a terra..
Seduto in faccia al marmo nero
e tutto sulle membra sento il peso ingrandito
dei giorni deserti vissuti
da quando un taglio netto ho avuto
con la partenza per altri luoghi.
La battaglia dei sentimenti
una vita durata ha squartato il cuore.
Mia madre buttata nel cimitero del paese
per ricongiungere le parti
per anni staccate rimaste.
Nel luogo dove gettati sono i nostri stenti
e le virtù che tanto ci tenevano in alto,
i tempi nuovi hanno travolto
il nostro animo forte e perseverante.
LEONARDO SELVAGGI

La poesia fa parte
della silloge poetica "Poesie nella tempesta",
edita dall'Archivio "L. Pirandello", nel 2002, con un saggio introduttivo
di Andrea Bonanno.

Maria Grazia LENISA (Udine), poeta, saggista e direttore di
collana, vive a Terni.
Numerose sono le sue pubblicazioni:
POESIA -
CRITICA -
La poesia di Aldo Capasso, Roma, 1968. - Intorno a "Ritratto di intellettuale" di Giorgio Bárberi Squarotti, Udine, 1981. - Zinna-Nievo, Udine, 1981. - Poetica di salvezza in Giorgio Bárberi Squarotti, Foggia, 1986.- L'alterità immaginata, Forlì, 1987. - La congettura e le ipotesi (la poesia di Giovanni Ruggiero), Foggia, 1990.- Il segno trasgressivo - Giorgio Bárberi Squarotti e Andrea Zanzotto, Foggia, 1990, I° Premio Mazzucco per la critica. - La poesia di Angelo Manuali, Foggia, 1992. - L'impegno di Antigone contro la disumanità dell'ordine (saggio su Mariella Bettarini); Un nuovo Catullo in una Roma sempre diversa (saggio su Carlo Villa) in Rosso-Nero Edizioni, I° Premio Città di Gozzano, 1994. - La persistenza dell'io come misura delle cose, in "I giorni dell' anima" di V. Rossi, New York, 1995. - La ricerca imperfetta - Appunti critici su "La scena del mondo" di Giorgio Bárberi Squarotti, Foggia, 1995. - La poesia di Santino Spartà, Roma, 1996.- L'avventura randagia (la poesia di Antonio Coppola), Potenza, 1998. - Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini di Mario Luzi (saggio), Mercato San Severino (Sa), I° Premio Paestum 1999 per la critica, con medaglia d'argento del Presidente della Repubblica. - Il ragionato sogno (la nuova poesia di A. Manuali), in preparazione. - La natura e l'ignoto nella percezione del divino nella poesia di Fernando Grignola, Moby Dick, Faenza, 2002 - La verifica nell'arte figurativa contemporanea di Andrea Bonanno, Edizione Centro Archivio di Arte e Letteratura "Luigi Pirandello", 2002.
IL GIACINTO
Goccia il giacinto giallo sperma
dai versi scaccio i pecorai.
Il mio fiore è la rosa Tea,
non appassisce mai.
AUCTORITAS
I secoli, i secoli danno la cappa
regale.
Soggetto sei al potere secolare,
epigono quindi dei critici, come
dirti che la 'mia' poesia rimane?
(da: Saffo chimera di M. G. LENISA)
Vi si legge, con interesse, la partecipazione, o adesione totale, alla poetica di Maria Grazia Lenisa. Una delle letture critiche più intelligenti su questa poetessa vera, che molti critici dovrebbero leggere.
GIOVANNI OCCHIPINTI
il libro... è una pietra miliare per stile e per approfondimento.
TOMMASO ROMANO
Per le recensioni integrali di altri studiosi si rimanda alla pagina dal titolo "QUADERNI" di questo medesimo sito.
Chi fosse interessato a ricevere la seconda edizione della monografia dedicata alla poesia di Maria Grazia Lenisa, può scrivere al Centro Archivio "L. Pirandello", caselpost n. 69 / 33077 - Sacile (PN).

Costo del volume: 10,33 euro.
(Ormai di esso rimangono tre sole copie).
RICORDO DI PIETRO TERMINELLI
di
Vittorio RIERA
Nel settembre del
1997, moriva a Palermo, dov'era nato nel 1931, Pietro Terminelli. Ma il suo nome rimane e
rimarrà legato alla sua quasi quarantennale attività di poeta, di scrittore e di
saggista. Egli esordiva nel 1961 con Il deserto dei corpi all'interno di
una raccolta che proponeva le esperienze poetiche di quattro poeti palermitani, cui
seguiva, quattro anni dopo, il volume Appunto : due sillogi che si
ponevano immediatamente all'attenzione della critica. In esse, era già possibile intuire
quali sarebbero stati gli esiti della futura poesia terminelliana, una poesia rocciosa,
spigolosa, per niente rassicurante, consolatoria; una poesia non priva di intenti
polemici, complessa, supportata da un linguaggio altrettanto complesso, caratterizzato dal
verso lungo sapientemente orchestrato e governato dalla sua conoscenza anche tecnica del
fare poesia.
La svolta, nella ricerca poetica terminelliana, si ha sul finire degli anni Sessanta,
allorché in Sicilia si assisteva sul piano letterario alla nascita degli
"Anti-gruppo" col preciso intento, fra l'altro, di opporsi all'imperante
strapotere borghese. Il Terminelli partecipava a queste esperienze letterarie da
protagonista, imponendosi all'attenzione di tutti con il suo modo irruento, provocante e
provocatorio di fare poesia.
Si sarebbe detto quasi che la "mole" della sua poesia facesse il paio con la
"mole"della sua statura, del suo fisico alto, robusto e dall'andare dinoccolato
e dinoccolante.
Ma paradossalmente, il suo modo nuovo di porsi nell'agone letterario cominciò a
coincidere con una sorta di indifferenza, almeno sul piano locale, palermitano
soprattutto. Gli accademici e quanti avevano avuto parole di incoraggiamento e di
apprezzamento per gli esordi letterari di Terminelli, da quel momento hanno osservato un
inspiegabile ed irresponsabile silenzio.
Comunque, frutto di quegli anni di contestazione, durante i quali i poeti dell'Antigruppo
distribuivano polemicamente a mano nelle scuole, nelle fabbriche, nelle piazze i loro
ciclostilati poetici; frutto, dicevo, di quegli anni creativi furono per il Terminelli la
pubblicazione a sue spese di due densi volumi di poesie: Poesie Antigruppo
e le Ideologie politiche, rispettivamente del 1973 e 1979.
Da questi due momenti, il Terminelli cominciava ad intessere una serie di rapporti
epistolari e di scambi di esperienze poetiche con scrittori e critici del resto d'Italia,
che si avvidero della novità che Terminelli rappresentava nella poesia italiana.
Rimaniamo, tuttavia, convinti che dovrà ancora passare del tempo prima di potere
attribuire a Terminelli il giusto posto che è destinato ad occupare nella storia della
letteratura italiana. La poesia terminelliana, infatti, non è di facile lettura, nel
senso che bisogna essere molto attrezzati per accostarvisi; occorre avere conoscenze
filosofiche, filologiche, politiche, sociologiche, di costume, psicologiche anche,
storiche e via di questo passo.
E non è un caso, peraltro, che i due ultimi volumi editi siano corredati, su suggerimento
dello scrivente, da un indice dei nomi citati; fatto, questo, inusitato per sillogi
poetiche.
La ricerca poetica terminelliana non si arresta a quanto pubblicato in volumi.
Gli ultimi sedici anni della sua non lunga esistenza sono scanditi dalla pubblicazione di
una rivista L'Involucro di cui fu fondatore e direttore dove il poeta continuò
la sua ricerca poetica e di saggista. Non è possibile, in questa sede, dare conto degli
esiti di questa ricerca. A questo riguardo, rimandiamo al fondamentale saggio di Andrea
Bonanno La poesia di Pietro Terminelli edito nel 1995, mentre lo scrittore era
ancora in vita.
Qui diremo
soltanto che sarebbe opportuno raccogliere in volumi separati quanto già pubblicato nella
rivista (Le poesie degli Involucri, Le Poesie estetiche, Immagini e
ingrandimenti, Le Poesie epidermiche, le liriche de Lo schiaccianoci,
i sonetti, le favole), così come sarebbe opportuno pubblicare il suo
epistolario e quanto certamente di inedito lo scrittore deve aver lasciato. Sarebbe ciò
anche come un rendere omaggio ad un poeta e ad uno scrittore che seppe non scendere mai a
compromessi con nessuno, nemmeno con la propria coscienza. Ma la parola tocca adesso agli
eredi e a qualche editore di buona volontà.
Vittorio RIERA