artisti.gif (2706 byte)

 

 

GIOVANNI  BONANNO   (ITALY)

 

gbonanno.jpg (123189 byte)

                                   Opera (mail art)  di GIOVANNI  BONANNO

 

SCRITTI:


Per una nuova strategia dell'arte:
"Al di là della linea di Greenwich"
.
                                                                    
                                                         di   Giovanni  Bonanno

LA SITUAZIONE ATTUALE:

Viviamo in una società che consuma di tutto, dai cosmetici alle armi nucleari :L'arte "ufficiale" si trova a che fare ormai con il patetico, perchè non riesce più a convincere; si adatta alle tattiche e alle mode pre-confezionate, producendo  oggetti sciatti che la critica tenta, in tutti i modi, di accettare, dando motivazioni di vario genere a giustificare le qualità che spesso non ci sono. Oggi l'artista contemporaneo vive la triste condizione dello sventurato: vittima. e carnefice, bombardato da ondate di dubbia informazione, per cui ha la tendenza ad  auto-sterilizzarsi tra 1'apatia e la paralisi collettiva.
Secondo Peter Scotterdijk "viviamo in un mondo che mette le cose in una falsa equazione, produce una falsa uguaglianza di valori tra tutto e tutti e quindi raggiunge anche una disintegrazione e indifferenza": Con il tramonto del comunismo e delle rivoluzioni sembra vacillare la cultura di una società che fino a poco tempo fa chiedeva all'arte "l'immagine rivelatrice del proprio destino".
L'arte moderna, teorizzata dalle poetiche d'avanguardia, da sempre, ha trovato nel confronto spietato delle ipotesi, la propria verità, rifiutando facili accomodamenti!   Sembra che tutto sia stato dimenticato; tutto é terribilmente consueto, prevedibile,  perché l'arte di oggi vive una dimensione immaginativa priva di tensione utopica. Sono convinto che soltanto "trascendendo le cose" così come sono, esse ci permettono di capirle e di svelarle.

LA MAIL ART:

In questi ultimi armi qualcosa. sta cambiando, per   convincersi di ciò basta seguire uno tra i tanti congressi decentrati (Networker  Congress), che si svolgono in tutto mondo. Cos'è il Networker? E' la figura di un nuovo artista capace di ridefinire un ruolo "diverso" al futuro dell'arte.
Questa esperienza continuo a chiamarla "arte marginale", proprio perchè desidera sistemarsi al di fuori dal circuito ufficiale dell'arte e da certe relazioni mafiose (critico- galleria - mercato - museo).
Le prime esperienze si erano avute con le carte postali di Cangiullo e di G. Balla, con gli interventi ironici e nichilisti degli artisti Dadaisti e con le ricerche di alcuni artisti del gruppo Fluxus.
L'arte marginale, detta comunemente Mail Art, secondo il suo vero fondatore, l' americano Ray Johnson, non è un semplice mezzo d'informazione, ma un modo consapevole di produrre arte al di fuori dei principali "canali ufficiali".
Nel 1958 l'artista americano dà vita ad una scuola;  la "New York Correspondence School Of Art", nella quale per la prima volta raccoglie e archivia i lavori che riceve dai numerosi corrispondenti sparsi in tutto il mondo.
Nasce ufficialmente la Mail  Art.
La. suddetta esperienza non è un'arte spedita per posta, ma un'arte  realizzata appositamente per il mezzo postale. Secondo Eugenio Giannì, la Mail Art ha alcune caratteristiche storiche interessanti:

                                            
1- La sua marginalità  rispetto al sistema dell' arte ufficiale.
2- scambio diretto tra gli operatori artistici, rifiutando ogni intermediario             (Galleria - Critico - Mercato).
3- Rifiuto di mercificare l'opera realizzata.
4- Superamento della distanza  geografica e culturale.


In definitiva, la Mail Art non è altro che un "laboratorio planetario" composto
da numerosi "Network" sparsi su tutto il pianeta: archivi di idee, di   sperimentalismo e di ricerca spontanea. Ovviamente, l.'arte marginale non può permettersi di assecondare concetti "tradizionali" come la qualità del lavoro, la professionalità o la credibilità., tanto cari a certi artisti nostalgici della tradizione.
Qua1e credibilità può sussistere, se la filosofia di tutto il sistema dell'arte marginale s'incentra sul rifiuto totale di ogni condizionamento?
Secondo me, essa può anche permettersi, a volte, di negare "la qualità tradizionale" dell'opera d'arte ufficiale, proprio perché ha bisogno di partecipare intensamente al flusso della comunicazione, che dilaga da una parte all'altra del pianeta in forme casuali, secondo una logica imprevedibile e con itinerari occasionali.
In questo senso dettare regole prefissate, che appartengono ai cicli produttivi dell'arte ufficiale,  significa "censurare" la libera ricerca dell'artista marginale.


L'EVOLUZIONE DELLA RICERCA:


Questa prima fase di ricerca sta per essere sostituita da un'altra più evoluta di grande respiro. Mentre un tempo l'artista operava  nel completo isolamento, al servizio del mercato e della critica,  ora con i  Network c'è, sempre più, il desiderio di autonomia, la necessità di instaurare rapporti e contatti esterni, al di fuori del sistema, attraverso le reti internazionali, utilizzando i diversi mezzi a propria disposizione: dall'arte postale alla copy-art, dalla pirateria telematica Ciberpunk all'editoria marginale non allineata.
Questo nuovo sviluppo logico del pensiero sperimentale dovrebbe continuare a porsi al di fuori dei circuiti commerciali dell'arte. La ricerca di tutte queste idee e problemi può   essere denominata "arte di confine", seconda fase dopo il  primo   primitivismo postale.
L'arte di confine desidera vivere una dimensione creativa non interessandosi minimamente alla genealogia di ciò che si chiama storia dell'arte, viaggiare da un paese e l'altro tra un emittente e ricevente, con il fine essenziale di relazionarsi ai  problemi della cultura di massa.
In una società regolata da un libero mercato e del suo "diarroico" traffico economico di immagini, sussiste il desiderio, sempre più crescente, di collocarsi coscientemente al di fuori, in un "altrove"  praticabile, rispetto allo scenario totalizzante di una mediocrità planetaria; al di là di una immaginaria linea di Greenwich, come possibile spartiacque e cesura tra il presente e il futuro. In questo senso il Networker esprime il dissenso nei confronti delle convinzioni.
Mentre il capitalismo distribuisce ricchezza, e il successo costringe a produrre  in modo standardizzato e seriale, l'arte  di confine dilaga come flusso  mentale, preferendo la contaminazione delle idee piuttosto che la monotonia.
Essere "artisti di confine", non significa vivere intrappolati all'interno, in un caos organizzato, piuttosto convivere come libera presenza di frontiera, al di là del consueto e del banale.
Mario Perniola, su tale problema afferma: "Contro  l'accademismo fin dall'inizio si è levato la protesta degli artisti, l'intero  movimento romantico può essere interpretato come l'affermazione intransigente della libertà, della produzione artistica contro qualsiasi nome, regola, modello in nome della  autonomia assoluta, contro il mercato, la valutazione, la concezione della storia dell'arte, contro tutto  ciò   che condiziona  l'attività del1'artista".
Già Hegel aveva individuato il percorso che porta al di là dell'arte; con il Dada, anche  gli artisti arrivano a una dimensione radicale dell'arte in tutti i suoi aspetti; pensano all'arte come ostacolo alla libertà della vita e, quindi, come costrizione.   
Secondo Perniola   "l'arte è un  carcere, perché gli artisti sono   dei carcerieri; essi tengono imprigionata  la creatività che si   potrebbe manifestare nella società con ricchezza di forme e di espressioni".
Il carcere per le false avanguardie è la  società, il suo astratto ordine pianificato.
Bisogna, quindi, ricominciare a giocare nei luoghi immaginari del tempo, poter rispecchiarsi dentro lo specchio dell'immaginario collettivo, come momento di recupero e di riappropriazione di una identità, come riflessione del proprio essere al di sopra   del  suo stesso presente e come metamorfosi di un tutto.
Occorre liberare l'immaginario, reprimere i falsi concetti, prendere la distanza critica rispetto ai falsi problemi della società e della cultura del nostro tempo.
Ciò che conta non è "lo stile", ma la sua necessità a dar voce e corpo al necessario e al diverso.
La sfida di oggi è contro una vacua conformità di maniera sempre più dilagante. Prendere coscienza di tutto ciò significa produrre in modo totalmente diverso e inaspettato. Naturalmente Vi è l'esigenza di una verifica "trascendentale", come momento di recupero di una identità; svelamento e riappropriazione del reale, sintesi ed essenza della libertà.  
L'arte, ormai, ha a che fare con la circolarità elastica   e nomade delle idee.


(Si avverte chiunque che i testi di questa pagina vanno utilizzati per stralci  per esigenze di   critica, indicando all'occorrenza l'autore e la pagina da cui sono stati tratti. Per la ripubblicazione di essi in forma integrale si fa presente che occorrerà l'autorizzazione scritta da parte dei rispettivi autori).


 

bluemo1.gif (3963 byte)   HOME PAGE

INDIETRO  handl1.gif (95 byte)                       handr.gif (96 byte)  AVANTI